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“Quando dei fogli di carta inerti si trasformano in spazio, corpi, suoni, colori e soprattutto in parole pronunciate.”

E’ da tanto che non andavo a teatro, mi sono sopresa di come il tempo sia passato veloce senza sentirlo. Ho visto, anzi.. ho “sentito”  “Nozze di sangue”, l’opera di Federico Garcia Lorca riadattata in lingua Sarda. Mi sono chiesta perchè proprio il Sardo, poi ho letto questo nel volantino gentilmente fornito (insieme ad altri tra cui uno dell’avis “Dona il tuo sangue”) da una signora dietro un banco all’entrata del teatro: “Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili, di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l’ha parlata o meglio vissuta. La Barbagia, che è l’entroterra del nuorese, presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche. Sia perché la Sardegna è stata dominata per quattro secoli dagli spagnoli, sia perché è un’isola che ha conservato una sua orgogliosa distanza dalla terraferma, in un isolamento culturale e sociale, che è consapevolezza identitaria e al contempo cocciuta resistenza al cambiamento, all’innovazione.” (Serena Sinigaglia)

Ho rivissuto le immagini di Lorca nei colori, suoni e parole della mia terra. Sono uscita da teatro soddisfatta.. e più ricca.

 

Frase rubata:

Annusu de angustie e in un attimu sa fontana trabocca“.

 

“Questa è la vita… non ce n’è un’altra, questa è la vita! …è reale… a volte fa un male del cazzo, però è tutto quello che abbiamo…”

 

 

Malgrado tanto io sciolgo ancora idee
come lacci di scarpe

Quando la musica è in grado di fermare il tempo.. allora si, ci troviamo di fronte ad un capolavoro.

Invece di iniziare a vaneggiare sto in silenzio e metto un po di Musica: