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Ho finalmente preso la decisone di condividere con voi le mie preziose ricette prelibate (quasi tutte ottenute con i resti trovati nel frigo.. alcuni marci e/o scaduti e quindi scartati e altri.. chissà). Preparatevi quindi perchè sto per dare un contributo importante all’umanità intera:

Dosi per 4 persone.. o 1 a seconda della fame.

 

Ingredienti:

1 barattolo di mais (pieno);

2 uova preferibilmente fresche ma va bene anche non troppo;

2 pomodori extralarge;

3 cubetti di burro;

Salsa yogurt a piacimento.

 

Preparazione:

Prendete due padelle, una piccola e una grande e aiutandovi con dei travasi pratici e veloci decidete in quale delle due ci sta meglio il contenuto di un intero barattolo di mais. Una volta deciso mettete la padella prescelta con il mais a fuoco lento, l’altra padella buttatela nel lavello insieme al resto. Aggiungete al mais i 3 o 4 cubetti di burro e rigirate il tutto con molta delicatezza, facendo attenzione a non rovesciare il mais per tutta la cucina ed essere quindi costretti a raccoglierlo uno per uno per poi rigettarlo in padella. Lasciate cuocere il mais per un tempo.. lasciate cuocere il mais. Procuratevi ora 2 o anche 3 o perchè no anche 4 pomodori extralarge ben cotti, se non li avete chiedeteli alla vicina. Tagliate i pomodori a cubetti in un piatto fondo e conditeli con la salsa yogurt senza prestare troppa attenzione al fatto che la metà del pomodoro sia in stato semi-liquido. In un pentolino mettete a bollire dell’acqua e immergetevi le due uova presumibilmente fresche. Rigirate il mais sempre con la dovuta attenzione. Aprite il frigo ormai vuoto e togliete quella salsa al granchio che avete da 5 mesi. Buttate il contenuto del vasetto nella busta dell’umido, il resto lanciatelo nella busta del vetro. Togliete il mais dal fuoco e versatelo nel piatto con i pomodori. Togliete anche le uova dal fuoco e sgusciatele senza sporcare la metà tavolo con i pezzetti di guscio. La prossima volta fate raffreddare le uova prima di sgusciarle subito, eviterete un paio di bestemmie. Ora che anche le uova sono pronte tagliatele a pezzetti e mettetele nel piatto con l’ormai zuppa di pomodoro e mais. Rigirate il tutto e prima di servire a tavola aggiungete un altro poco di salsa allo yogurt, che non guasta mai.

Buon Appetito!

Tremila euro di stipendio in un mese.

Fatto.

Alette di pollo leggermente piccanti all’ Orvile.

 

 

Ausente cuando presente,

presente cuando ausente,

siempre tú y otro.

(A. Jodorowsky)

“Quando dei fogli di carta inerti si trasformano in spazio, corpi, suoni, colori e soprattutto in parole pronunciate.”

E’ da tanto che non andavo a teatro, mi sono sopresa di come il tempo sia passato veloce senza sentirlo. Ho visto, anzi.. ho “sentito”  “Nozze di sangue”, l’opera di Federico Garcia Lorca riadattata in lingua Sarda. Mi sono chiesta perchè proprio il Sardo, poi ho letto questo nel volantino gentilmente fornito (insieme ad altri tra cui uno dell’avis “Dona il tuo sangue”) da una signora dietro un banco all’entrata del teatro: “Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili, di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l’ha parlata o meglio vissuta. La Barbagia, che è l’entroterra del nuorese, presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche. Sia perché la Sardegna è stata dominata per quattro secoli dagli spagnoli, sia perché è un’isola che ha conservato una sua orgogliosa distanza dalla terraferma, in un isolamento culturale e sociale, che è consapevolezza identitaria e al contempo cocciuta resistenza al cambiamento, all’innovazione.” (Serena Sinigaglia)

Ho rivissuto le immagini di Lorca nei colori, suoni e parole della mia terra. Sono uscita da teatro soddisfatta.. e più ricca.

 

Frase rubata:

Annusu de angustie e in un attimu sa fontana trabocca“.

 

 

È fuggita l’estate, più nulla rimane.

Si sta bene al sole,
eppure questo non basta.

Una foglia dalle cinque punte
mi si è posata su una mano,
eppure questo non basta.

Né il bene né il male sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso,
eppure questo non basta.

La vita mi prendeva sotto l’ala,
mi proteggeva, mi salvava: ero davvero fortunato,
eppure questo non basta.

Non sono bruciate le foglie, non si sono spezzati i rami,
il giorno è terso come il cristallo,
eppure questo non basta.