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Strani i posti dove a volte i sogni riescono a portarti, strane le dimensioni e i tempi.

Da stamattina mi torna spesso in mente questo flashback di un sogno di pochi giorni fa: sono al mare con persone che lì sento amiche, tutte sdraiate in ordine in verticale verso la riva. Prendo il mio telo per sdraiarmi vicina a loro ma non trovo posto.. allora mi faccio un posticino vicino ad una persona.. ma stiamo tutte strette. Mi alzo, prendo il mio telo giallo e mi piazzo lontano e in orizzontale vicino alla riva. Mi giro verso il mare e vedo un’onda altissima sopra di me, spettacolare per i suoi colori e quasi mi incanto ad osservare tutte le sue sfumature a partire dal giallo poi il verde fino ad arrivare al celeste e poi al blu. L’acqua brilla illuminata dai raggi del sole. Ma l’onda viene verso di me, allora prendo il mio telo e mi allontano veloce e per poco non mi prende. Mi rigiro verso quel gruppo di persone e noto che una è stata presa in pieno. Sorrido mentre è sconvolta e ha ancora i capelli mossi in faccia. Mi vede. La guardo e le sorrido. Poi mi giro e vado via.

Ieri ho sentito al Tg regionale che la laveria Lamarmora di Nebida si sta sbriciolando sotto i colpi delle tremende bordate delle onde del Golfo del Leone. Lentamente e in silenzio si sta sbriciolando. Abbandonato a se stesso, come tanti monumenti italiani. E’ un posto legato a dei ricordi che terrò sempre nel cuore.

Ripenso al sogno fatto.

Sto in silenzio, ascolto, osservo, non mi pronuncio, non torno indietro e non vado avanti, penso.. penso e mi torna in mente una frase letta in un blog prezioso: “Ci vuol coraggio a prendersi parecchio buono, niente di più facile che cancellare tutto”. La rabbia è così  facile, più difficile invece è riuscire a prendere il buono che è rimasto e andarsene via prima di crollare sotto un’onda.

A volte mi chiedo chi mi abbandonerà prima:  il cuore o il cervello. Altre volte invece non ho alcun dubbio sul secondo.

“Quando dei fogli di carta inerti si trasformano in spazio, corpi, suoni, colori e soprattutto in parole pronunciate.”

E’ da tanto che non andavo a teatro, mi sono sopresa di come il tempo sia passato veloce senza sentirlo. Ho visto, anzi.. ho “sentito”  “Nozze di sangue”, l’opera di Federico Garcia Lorca riadattata in lingua Sarda. Mi sono chiesta perchè proprio il Sardo, poi ho letto questo nel volantino gentilmente fornito (insieme ad altri tra cui uno dell’avis “Dona il tuo sangue”) da una signora dietro un banco all’entrata del teatro: “Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili, di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l’ha parlata o meglio vissuta. La Barbagia, che è l’entroterra del nuorese, presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche. Sia perché la Sardegna è stata dominata per quattro secoli dagli spagnoli, sia perché è un’isola che ha conservato una sua orgogliosa distanza dalla terraferma, in un isolamento culturale e sociale, che è consapevolezza identitaria e al contempo cocciuta resistenza al cambiamento, all’innovazione.” (Serena Sinigaglia)

Ho rivissuto le immagini di Lorca nei colori, suoni e parole della mia terra. Sono uscita da teatro soddisfatta.. e più ricca.

 

Frase rubata:

Annusu de angustie e in un attimu sa fontana trabocca“.

 

E’ da giorni che dormo male, ho un tic all’occhio destro e mi sorprendo spesso a fissare un punto nel vuoto, non so se si tratti di un principio di demenza senile.. spero di no. Mi fermo a pensare per minuti interi, faccio domande e mi rispondo e poi ne faccio altre che restano senza risposta e allora torno a pensare.

Il fatto è che sono arrivata ad un punto morto.. sono ferma, mi sono girata e sto guardando indietro. Vedo i ricordi come un grande puzzle, provo a ricomporlo per dare un senso a quello che succede nel presente.. ma qualcosa non va. Manca un pezzo. Qualcuno l’avrà buttato via pensando forse di poterlo sostituire con chissà cosa (o chi) o di riprenderlo appena gli viene voglia o peggio ancora l’ha colorato di nero così ora non si capisce più se c’è un buco o il pezzo mancante. Oppure l’ha messo in tasca per vedere se ne avrebbe sentito la mancanza e se l’è dimenticato là. Magari invece semplicemente si è convinto che no, non coincideva più e non lo voleva nella sua vita.. e allora l’ha buttato nel cesso.